Il noleggio a lungo termine piace agli italiani
1 apr 2019 | 2 min di lettura | Pubblicato da Christian T.
Nato per le aziende ora piace ai privati
Il noleggio piace. Per un Paese come l'Italia caratterizzato da un attaccamento, quasi un feticismo, verso la propria auto, i dati sui noleggi fanno notizia.
Secondo un recente studio di Aniasa (Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici) il quadro della condivisione (a breve, medio o lungo termine) interessa circa 40 mila italiani.
Di particolare interesse nell'ultimo periodo è il noleggio a lungo termine. Formula consolidata nel mondo delle aziende, da poco approdato anche per i privati. A sancire definitivamente l'interesse degli italiani per questa formula, la prima apertura di un negozio fisico dedicato al noleggio a lungo termine: Arval, società di proprietà del gruppo bancario francese Bnp Paribas e leader del settore in Italia, ha aperto a Torino il primo negozio dove l’auto non si compra ma si affitta. Secondo gli ultimi dati disponibili questa formula sarebbe cresciuta del 12% nel 2018 nel nostro Paese.
Come funziona? Si paga un canone di locazione che include assicurazione, bollo, manutenzione ordinaria e straordinaria, assistenza stradale 24h e ci si mette alla guida della vettura per un determinato tempo (in media 48 mesi). Passato il periodo concordato l’utente decide se acquistare l’auto, restituirla oppure prenderne un’altra stipulando un nuovo contratto.
Il noleggio a lungo termine sembra fatto su misura per gli automobilisti che percorrono mediamente da 10 a 25 mila km all’anno. Per una city car la cifra oscillerebbe sui 240 euro al mese, iva compresa, per un Suv si arriverebbe a quota 300 euro.
A tentare i nuovi clienti è soprattutto la formula del “tutto incluso”: un canone fisso e nessun'altra preoccupazione, ma anche la possibilità di cambiare auto dopo due anni è apprezzata.
Continuando a crescere il noleggio potrà dunque contribuire al turn over del parco circolante in Italia garantendo così l’arrivo di veicoli meno inquinanti.
Resta da capire se in un Paese di appassionati di auto questa potrebbe diventare una soluzione numericamente più consistente. In molti scommettono sul sì, staremo a vedere.
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